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Di rinascite più o meno volute

Vi siete mai fermati a pensare a quante volte siete rinati nella vostra vita?

Io credo di averlo fatto molte volte, in occasione di avvenimenti importanti che mi hanno fatto evolvere (vedi mio post sui cambiamenti di qualche settimana fa) e che mi hanno regalato  notevoli svolte nella vita.

Una separazione, un lutto, un cambio di lavoro, l’uscita di un libro (sì, anche Nina mi ha fatto rinascere), tutti avvenimenti dopo i quali non sei più la stessa.

Quando il mio papà si è addormentato, non sono più stata la Caterina di prima.

Ero diventata Caterinasenzapapà, una nuova condizione per me, con responsabilità diverse nei confronti di mia madre, rimasta sola nella gestione della sua vita.

Quello che condivideva con papà lo condivideva ora con me, e io mi sono dovuta in un certo senso adattare a questa nuova situazione e rinascere.

E’ un po’ come se dovessi riuscire ad entrare in una scatola e ti scuoti un po’ per starci dentro al meglio, per adattare il tuo corpo allo spazio, avete presente vero?

Sento parlare di rinascite in senso sempre positivo.

Ri-nascita, nuova nascita, nuova vita, nuova esistenza, e sempre con un’accezione positiva, ma non sono così convinta che le rinascite siano sempre e assolutamente avvenimenti belli e positivi.

Sono vite nuove sì, diverse di sicuro, ma non è detto che siano sempre ritempranti e rigeneranti.

Quello che è sicuro è che ti possono sempre insegnare qualcosa, basta essere in grado di (ac)coglierlo.

E’ una sorta di reset, come quello che si fa con gli apparecchi elettrici, un po’ come quando si fa la ricerca dei canali alla tv per trovarne di nuovi.

Un refresh della vita, insomma.

E voi, quante volte siete rinati?

Quante volte avete dovuto resettare il sistema?

Foto: Matthew Henry by Burst (free)

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